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L'ILLUSIONE DELL'EDEN IMMOBILE
Specie alloctone, nuovi ecosistemi e il mito della natura incontaminata
Il caso della nutria

di Federica Nin *

lions-panel-nicchia-con-cavallo-grotta-di-chauvet-vallon-pont-darc-franciaLa natura non è un museo

Viviamo in un’epoca ossessionata dalla purezza, anche laddove la purezza non è mai esistita: la natura. L’attuale retorica istituzionale, politica e scientifica sulle "specie aliene invasive" ha assunto i toni di una vera e propria crociata geopolitica. Ciò non significa negare che alcune introduzioni possano produrre impatti significativi, soprattutto quando avvengono con velocità e intensità senza precedenti nella storia recente; significa però riconoscere che il cambiamento ecologico è la regola, non l’eccezione.

Questa guerra burocratica, militarizzata attraverso le "liste nere" del Regolamento UE n. 1143/2014 e costosi piani di eradicazione di massa, poggia su un paradosso logico, su un'utopia tecnocratica e su una profonda cecità storica.

Il primo grande inganno di questa ossessione è l'idea che esista una "linea di base" ecologica: un momento perfetto nella storia del pianeta – solitamente identificato con l’Europa pre-industriale – in cui la natura si sarebbe cristallizzata in un equilibrio perfetto. Si tratta di una visione statica, quasi creazionista. La biogeografia ci insegna l’esatto contrario: la natura è un flusso perpetuo, un processo dinamico di migrazioni, estinzioni, colonizzazioni e adattamenti. Gli ecosistemi non sono templi di marmo da conservare intatti, ma cantieri sempre aperti. Definire "nativo" ciò che è arrivato tre secoli fa (come il pomodoro o il fagiano) e "invasore" ciò che è giunto vent'anni fa è un puro esercizio di arbitrio cronologico e culturale.

Questa prospettiva si avvicina a quella proposta da Emma Marris, secondo cui l’obiettivo della conservazione non dovrebbe essere il ripristino di una natura idealizzata e immobile, ma la gestione creativa di ecosistemi in continua trasformazione.

 

L’impossibile guerra biologica

Inoltre, l’idea di poter erigere muri biologici nell'era della globalizzazione è un’utopia tecnocratica tanto ingenua quanto dispendiosa. Milioni di tonnellate di merci, navi cargo, aerei e flussi turistici collegano ogni giorno i punti più remoti del globo.  In questo contesto, pretendere di bloccare le spore di un fungo, i semi di una pianta trasportati dal vento o i piccoli invertebrati nascosti nelle acque di zavorra è semplicemente impossibile. Gli organismi oggi trasmigrano, sfruttando i vettori della nostra civiltà esattamente come i semi preistorici sfruttavano le rotte degli uccelli migratori, il pelo dei grandi mammiferi o le correnti oceaniche. Fermare il vento, le spore o i piccoli invertebrati è materialmente impossibile. La biosfera si sta omogeneizzando non per una "malvagità" delle specie aliene, ma come inevitabile conseguenza fisica della connettività umana.

 

img104 scolaresca assediata da una nutriaQuando il linguaggio costruisce il nemico

C'è poi un elemento culturale sottile e inquietante in questa "guerra all'alloctono": il linguaggio utilizzato nei dibattiti. Termini come "clandestini", "invasori", "minaccia alla sicurezza", "scolaresca assediata" e "piani di eradicazione" mutuano direttamente dal lessico bellico-militare e della xenofobia politica. Parole e concetti che proiettano sul mondo naturale il desiderio umano di controllo, isolazionismo e protezione identitaria.

Eppure, se applicassimo oggi i criteri della biodiversità "pura", dovremmo sradicare i nostri uliveti, desertificare i campi di mais e rinunciare ai simboli stessi del paesaggio mediterraneo, a partire dai pomodori.

 

Le apocalissi che non arrivarono

passera mattugiaLa storia ambientale è piena di presunte "catastrofi aliene" che il tempo ha trasformato in pacifiche convivenze. Nel XIX secolo, l'introduzione della pianta acquatica americana Elodea canadese (Elodea canadensis) nei fiumi europei scatenò il panico: ribattezzata "peste d'acqua", intasava i canali e sembrava destinata a soffocare ogni forma di vita. Nel giro di pochi decenni, la fiammata si è spenta: la pianta ha esaurito i nutrienti specifici, i batteri locali hanno imparato ad attaccarla e i pesci a cibarsene. Oggi è una pianta perfettamente integrata che stabilizza i fondali. Lo stesso è accaduto negli Stati Uniti con la Passera mattugia (Passer montanus), introdotta nel 1870 e accusata di voler sterminare gli uccelli canori nativi; oggi le popolazioni si sono stabilizzate e l'uccello si è ritagliato la sua nicchia rurale senza causare estinzioni. Persino l'Eucalipto australiano, a lungo demonizzato in America e in Europa meridionale per la sua capacità di impoverire il suolo, è diventato in molte aree degradate l'unico sito di nidificazione superstite per i falchi e i rapaci nativi.

Naturalmente non tutti i processi di introduzione seguono questo percorso, e la storia ecologica conosce anche casi di impatti gravi e persistenti. Tuttavia, questi esempi ricordano come gli esiti delle nuove introduzioni siano spesso più complessi e meno prevedibili delle narrazioni catastrofiste con cui vengono inizialmente descritti.

 

Dai conflitti ai nuovi ecosistemi

La natura, insomma, possiede una straordinaria capacità di riorganizzazione: anche quando attraversa crisi profonde, raramente rimane congelata in uno stato permanente di disequilibrio.

Quando una specie aliena arriva, sperimenta un’iniziale crescita esponenziale dovuta all'assenza temporanea di nemici naturali (fase di rilascio dai predatori). Ma col passare del tempo, virus, parassiti, predatori locali e la stessa competizione interna ridimensionano l'anomalia, trasformando l'eccezione in una nuova, normalissima quotidianità.

Le specie introdotte non rappresentano soltanto una sfida per gli ecosistemi, ma spesso anche un fattore di innovazione ecologica e culturale, che costringe le comunità viventi — inclusa quella umana — a ridefinire i propri equilibri.

Nessuno nega che l'arrivo fulmineo di un organismo possa impattare temporaneamente sulle attività umane.

Ma la risposta non può essere l'eradicazione perpetua, un Sisifo ecologico che brucia miliardi di euro di fondi pubblici in battaglie ideologiche già perse in partenza. La vera sfida non è la conservazione museale, nostalgica di un passato che non torna, ma la gestione costruttiva della transizione. La natura possiede una straordinaria capacità di resilienza e di riscrittura delle proprie reti trofiche: i nuovi arrivati, nel tempo, trovano predatori, parassiti e competitori, integrandosi in "nuovi ecosistemi". Infatti, una parte della letteratura ecologica contemporanea, a partire dai lavori di Richard J. Hobbs sui “novel ecosystems”, interpreta molte trasformazioni biologiche non come semplici degradazioni, ma come l’emergere di nuove configurazioni ecologiche.

 

Oltre l’Eden immobile

È tempo di abbandonare l’illusione di un Eden immobile. Accettare la mobilità degli organismi come un fatto intrinseco alla vita sul pianeta non significa arrendersi, ma riconoscere che la storia della vita è fatta di incontri, trasformazioni e nuovi equilibri. Una visione ecologica più matura nasce forse proprio dalla capacità di accompagnare questi processi, anziché immaginare di poterli arrestare.

 

nutria andrea di mi215055642_10208027658794875_3243666785316021364_nAppendice: il caso delle nutrie
Il “corpo estraneo” del laghetto urbano

Di questa "guerra all'alloctono", dove il linguaggio bellico-militare e della xenofobia politica proietta sul mondo naturale il desiderio umano di controllo, isolazionismo e protezione identitaria, un caso esemplare è quello delle nutrie.

Infatti questa proiezione psicologica si manifesta con forza nei contesti urbani, dove la guerra all’alloctono si traduce spesso in una vera e propria fobia igienista. È il caso delle resistenze verso le nutrie che abitano i laghetti dei parchi cittadini: contesti circoscritti dove questi animali non producono alcun danno idrogeologico o agricolo. Ma, la loro vicinanza a scuole o aree d’infanzia scatena ciclicamente il panico e richieste di eradicazione, alimentate dal preconcetto del "contagio" e dal fastidio per le loro deiezioni.

Si tratta di un evidente doppio standard ecologico. Le medesime lamentele non vengono mai sollevate per specie considerate "di diritto" parte del paesaggio urbano, come i cigni o i germani reali, le cui deiezioni e cariche batteriche sono biologicamente sovrapponibili e presenti nei medesimi spazi pubblici. La nutria nel laghetto urbano non rappresenta un pericolo sanitario oggettivo, ma un "corpo estraneo" ideologico: la sua colpa non è ciò che fa, ma l’etichetta di "invasore illegittimo" che le è stata cucita addosso, nascondendo dietro l'allarmismo la sua reale natura di pacifico roditore erbivoro.

 

nutrie protette a parma testo-del-paragrafo-62Convivere invece di sterminare

Per comprendere la fallacia dell’approccio istituzionale, è fondamentale scindere le fobie culturali dai problemi materiali. Laddove la nutria vive in un parco urbano, l’unica risposta sensata è l’educazione alla convivenza e il superamento del pregiudizio antropocentrico, eventualmente accompagnati da programmi di controllo demografico non cruenti, come la sterilizzazione, ove necessari. La nutria non è soltanto una presenza ecologica da gestire, ma un animale senziente capace di costruire relazioni sociali, allevare la prole e adattarsi a contesti profondamente trasformati dall’uomo.

 

Quando il conflitto è reale

La situazione cambia, e va affrontata su un piano puramente tecnico, laddove la presenza di una specie interferisce concretamente con infrastrutture, attività produttive o condizioni di sicurezza. In questi casi il conflitto non è più simbolico o culturale, ma materiale, e richiede risposte adeguate.

È il caso dei conflitti che possono emergere lungo le reti idriche, gli argini fluviali o in alcuni contesti agricoli. Qui lo scavo di gallerie, il consumo di colture o altre forme di interferenza possono generare problemi concreti per le comunità umane, chiamate a proteggere insediamenti, attività economiche e opere costruite nel corso dei secoli.

Tuttavia, se letta fuori dalla retorica dell’emergenza bellica, anche questa sfida non rappresenta una condanna allo sterminio, ma un potente motore di coevoluzione tecnologica e culturale. Così come molte altre specie hanno accompagnato e plasmato la storia umana, anche l’arrivo di nuovi organismi può spingerci a ripensare le nostre infrastrutture, le pratiche di gestione del territorio e la capacità di convivere con una biosfera in continua trasformazione.

 

nutrie 655565358_1232504152389891_753937917485240954_n - copiaLa nutria come catalizzatore evolutivo

Così come la storia umana è indissolubilmente legata alla coevoluzione con altre specie — si pensi al legame ancestrale e trasformativo tra l’uomo e il cane —, l’arrivo della nutria ci costringe oggi a un balzo in avanti. Non si tratta di soccombere, ma di aggiornare le nostre capacità ingegneristiche e di pianificazione: progettare argini rinforzati con reti antiscavo biocompatibili, riconfigurare la gestione delle golene fluviali, sviluppare nuove forme di monitoraggio attivo del territorio.

La specie alloctona diventa così un catalizzatore evolutivo: un elemento che ci spinge a superare la pigrizia di infrastrutture obsolete per elaborare risposte più resilienti. La difesa dei nostri insediamenti cessa di essere uno sterminio punitivo e diventa una necessaria forma di adattamento reciproco.

 

Il precedente dell’ailanto

Un esempio emblematico di una discussa guerra all’alloctono viene dall'ostilità istituzionale verso l'odiatissimo ailanto (Ailanthus altissima), al centro di costose o accanite campagne di sradicamento. Una crociata definita puramente ideologica dal neuroscienziato delle piante Stefano Mancuso: per lo studioso, l'ailanto è in realtà una risorsa biologica formidabile, capace di colonizzare i suoli più degradati dall'uomo, purificare l'aria e riforestare aree industriali dove nessun'altra specie sopravvivrebbe.

Nel regno animale la situazione è più complessa soltanto perché chiama in causa anche la nostra (in)capacità di relazionarci e convivere con gli altri animali.

* Federica Nin, psicologa e filosofa, studia da anni il rapporto tra scienza, epistemologia, etica e sperimentazione animale.


 

calendario avvento - copertina 589829402_1361057808727573_2269021342085571114_nIL CALENDARIO DELL'AVVENTO AIUTA I CANI SFORTUNATI E PROVA A FARLI ADOTTARE
Sfogliando il calendario dell’Avvento si aiutano i rifugi a Natale

Un calendario dell’Avvento speciale: quello che propongono Gaia Animali & Ambiente e Diamoci La Zampa, da più di 30 anni impegnate nella promozione di iniziative contro l’abbandono e il randagismo, e Innovet.

Basta accedere al sito https://avvento.innovet.it/ e aprire, una per una, giorno dopo giorno, le 24 finestrelle del calendario. Il giorno di Natale, aprendo l’ultima finestrella restante, si ha la soddisfazione di donare un aiuto a cani e gatti in difficoltà. Per ogni calendario completato, Innovet regala infatti un prodotto agli ospiti del rifugio Fondazione Baratieri salvati dalle due associazioni.

calendario avvento - luned 1 - charasIl “Calendario dell’Avvento” Gaia - Diamoci La Zampa - Innovet è ancora più solidale. Ad apparire ogni giorno sotto le finestrelle natalizie sono cani bellissimi in cerca di casa, immortalati dagli scatti della fotografa e animalista Ginevra Dini, con le loro storie.

Basta 1 minuto al giorno per accedere alla pagina  https://avvento.innovet.it/ e cominciare ad aprire una per una, giorno dopo giorno (ma si può anche aprirle a ritroso nei giorni successivi…), le 24 finestrelle.  “Un piccolo gesto che, unito a quello di tanti, può dare un significato concreto all’attesa del Natale e, soprattutto, una gioia ai nostri animali in difficoltà”, spiega il presidente di Gaia Animali & Ambiente, Edgar Meyer.

“Riteniamo giusto”, sottolinea Renato della Valle, CEO di Innovet, “che un’azienda veterinaria di successo come la nostra debba talvolta pensare anche ai nostri amici meno fortunati … Quale occasione più azzeccata del Natale per aiutare cani e gatti abbandonati a trovare una famiglia disposta ad amarli e a prendersi cura di loro?”

calendario avvento 7mia cane da caccia scartatoTutti coloro che completano il Calendario dell’Avvento ricevono un attestato di partecipazione, in ricordo dell’iniziativa di solidarietà che li ha visti protagonisti attivi in prima persona e a conferma della donazione di prodotti che Innovet effettuerà al rifugio.

Il Calendario dell’Avvento è disponibile da PC, Smartphone e Tablet  su https://avvento.innovet.it/.
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“NIENTE GIUSTIFICA LA CACCIA”
LA CAMPAGNA NAZIONALE CON VIDEO EMOZIONALE E PETIZIONE

immagine whatsapp 2025-10-10 ore 02.47.48_9d38dd07Un cane da caccia abbassa il fucile del suo compagno umano pronto a sparare. Il fedele compagno di vita, dimostrandosi più saggio del cacciatore, lo costringe a ragionare prima di agire. E’ questa l’immagine finale del nuovo spot di Almo Nature – Fondazione Capellino che appare sugli schermi TV, sui pc e sui telefoni degli italiani dal 4 ottobre, giorno di San Francesco, per tutto il mese. Lo spot, di grande impatto emotivo, si conclude con un’affermazione perentoria: “niente giustifica la caccia”.

L’iniziativa di sensibilizzazione, che Gaia Animali & Ambiente appoggia in toto, intende provocare un’azione concreta: allo spot si aggiunge una petizione rivolta a tutti gli italiani, di qualunque convinzione politica, che chiede ai parlamentari di ogni schieramento di non votare a favore di un disegno di legge attualmente in discussione in Senato.

Il disegno di legge prevede norme che estendono la caccia in maniera massiccia: tra queste, l’allungamento della stagione venatoria, la riduzione delle aree naturali protette (consentendo la caccia al loro interno), la caccia nelle aree demaniali. Non solo. Consente la caccia sulla neve e la caccia sui valichi montani. Amplia la possibilità di utilizzare richiami vivi. Allarga la platea di chi può abbattere animali nei piani di controllo, includendo anche privati e imprenditori agricoli.

Vogliamo riaprire un confronto serio, senza bandiere né appartenenze, sull’attività venatoria”, spiega il Presidente di Fondazione Capellino, Pier Giovanni Capellino.  “La domanda è semplice: possiamo ancora permettere che il futuro della natura sia affidato ai fucili? Questa legge non è nell’interesse della gente, dell’agricoltura e dell’ambiente. Aumenta l’insicurezza dei cittadini, sempre più costretti a condividere campi, sentieri e boschi con i fucili. Le campagne agricole, le aree protette, i boschi e le colline italiane rischiano di diventare terreni di caccia per chiunque, anche per cacciatori provenienti dall’estero. Niente giustifica la caccia”, conclude Capellino.

Fondazione Capellino è un ente senza scopo di lucro con finalità di salvaguardia della biosfera e, in particolare, della biodiversità con un unico “azionista ideologico”: il Pianeta. È finanziata al 100% da Almo Nature, società benefit donata dai fratelli Pier Giovanni e Lorenzo Capellino alla Fondazione per dare vita a un modello unico in Italia di Reintegration Economy. Un sistema di economia circolare che reinveste interamente i profitti nella tutela dell’ambiente.

Qui lo spot e la petizione: 

VIDEO SPOT E PETIZIONE

Guarda il video e firma, per favore!

caccia - ddl caccia 1749212975712CACCIA. 44 SIGLE DEL MONDO ANIMALISTA, AMBIENTALISTA, SCIENTIFICO ED ECONOMICO -TRA LE QUALI Gaia ANIMALI & AMBIENTE, WWF, LAC E FONDAZIONE CAPELLINO- SCRIVONO A PICHETTO E LOLLOBRIGIDA: “PRONTI AD INCONTRARE I MINISTRI PER FARE CHIAREZZA SUL DDL CACCIA”

44 sigle, rappresentative non solo del mondo ambientalista e animalista italiano ma anche di quello scientifico e legato alle attività sostenibili in natura hanno chiesto ai Ministri dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin e dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida di essere ricevute per essere da loro direttamente informate sulle intenzioni del Governo in materia di modifiche alla legge per la tutela della fauna e la regolamentazione dell’attività venatoria.

Dopo la denuncia delle associazioni, che hanno semplicemente diffuso la bozza di Disegno di Legge che il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, per quanto da lui dichiarato in numerose occasioni pubbliche, intendeva portare all’esame del Parlamento per modificare la Legge 157/1992, lo stesso Ministro ha dichiarato che le informazioni circolate sarebbero false perché basate su un testo non definitivo.

Le associazioni ricordano però che la bozza del provvedimento è stata realizzata e condivisa finora solamente con il mondo venatorio che rappresenta solo un interesse parziale e subordinato rispetto agli interessi diffusi, riconosciuti come valori fondamentali dall’articolo 9 della Costituzione, di cui le sigle ambientaliste e animaliste sono portatrici.

La tendenza ad interloquire solo con una delle parti in causa ha peraltro determinato, nel corso dell’attuale legislatura, l’approvazione di modifiche che hanno già portato ripercussioni negative per tutti, oltre all’apertura di una procedura d’infrazione europea (in tema piombo e caccia in periodi di divieto) e una procedura EU Pilot relativa all’assenza di misure efficaci di contrasto al bracconaggio e alla caccia a specie in declino e in periodi di divieto.

caccia1Le modifiche proposte nel DDL andrebbero quindi a ridurre ulteriormente le tutele a favore della fauna selvatica, delle aree protette e delle zone fruibili per attività a basso impatto ambientale, come l’ecoturismo e l’agricoltura di qualità, motori importanti di sviluppo sostenibile delle comunità in tutto il Paese.

5 giugno 2025

AFNI - ASSOCIAZIONE FOTOGRAFI NATURALISTI ITALIANI, ALI – Animal Law Italia ETS, Alleanza AntiSpecista Odv, Altura odv, Amici della Terra, Animal Aid Italia Odv, Animal Equality Italia, Animalisti Italiani, ASOIM – Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale OdV, Associazione ETICOSCIENZA APS, Attivisti Gruppo Randagio Odv, CIRF - Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale ETS, CISO – Centro Italiano Studi Ornitologici EARTH ODV, EBN, ENPA, Essere Animali ETS, Federazione Nazionale Pro Natura, FONDAZIONE AMBIENTALISTA MAREVIVO ETS, Fondazione Capellino, Fondazione Cave Canem, Gaia Animali & Ambiente OdV, Green Impact, Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), Gruppo Insubrico di Ornitologia ODV, Humane World for Animals Europe, ISDE Associazione Medici per l'Ambiente, LAC, LAV, LEAL Lega Antivivisezionista, Legambiente, LEIDAA, LIMAV Italia OdV, Lipu, LNDC ANIMAL PROTECTION, MAN, OIPA ITALIA ODV, Rete dei Santuari di Animali Liberi, SALVIAMO L’ORSO OdV - Associazione per la Conservazione dell’Orso Bruno Marsicano, Società Ornitologica Italiana – S.O.I., Stazione Romana Osservazione e Protezione Uccelli, Verdi Ambiente e Società, Waldrappteam, WWF Italia