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salviamo-il-paesaggio2In questi giorni la Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali del Senato sta esaminando le modifiche, ovviamente al ribasso della legge quadro sulle aree protette del 1991. Questa legge ha dato risultati straordinari: i parchi nazionali sono passati da 5 a 23; le regioni hanno intensificato l’istituzione delle loro aree protette; la superficie di territorio protetto ha oltrepassato quella che era la soglia strategica del 10% e procede verso la nuova soglia del 20%. Contro la minaccia a una legge straordinaria, intellettuali, specialisti, naturalisti (da Dacia Maraini a Fulco Pratesi, da Giorgio Nebbia al presidente di Gaia Edgar Meyer, da Grazia Francescato a Franco Pedrotti) rivolgono un pressante appello al presidente Napolitano, al premier Renzi, ai presidenti delle Camere, ai ministri Galletti, Martina e Franceschini affinché non siano abbassate le difese di legge per i nostri straordinari polmoni verdi.
Ecco l'appello:

Chiarissimo Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica
Gentilissima Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati
Egregio Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica
Egregio Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri
Egregio Graziano Del Rio, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio
Egregio Gianluca Galletti, Ministro dell’Ambiente
Egregio Dario Franceschini, Ministro dei Beni Culturali e del Turismo
Egregio Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole
Ai Presidente e Componenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato

Oggetto: Appello per le aree naturali protette italiane

Signor Presidente, in questi giorni la Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali del Senato, sta esaminando le modifiche da apportare alla legge quadro sulle aree naturali protette n.394/91, sulla base di un testo unificato in cui sono confluiti tre disegni di legge presentati da senatori di gruppi diversi.

Ben conoscendo la Sua sensibilità per le questioni ambientali vogliamo esprimerLe le nostre forti preoccupazioni sia per le modalità con cui si sta sviluppando l’iter parlamentare sia per i contenuti del testo. Queste modifiche sono il risultato di una procedura di urgenza che di fatto ha impedito l’apertura di un’approfondita riflessione in Parlamento e nel paese e invece ha portato alla redazione affrettata di un testo unificato che contiene, sul piano formale, contraddizioni e gravi errori tecnici e istituzionali.

Con il pretesto dell’aggiornamento, che pure è necessario, quelle modifiche incidono profondamente su principi fondamentali costituzionali che caratterizzano l’alto profilo valoriale della legge e che ne hanno decretato il grande successo.

Vogliamo indicarLe, a titolo esemplificativo, alcune di tali modifiche, meglio precisate nel documento allegato. A una visione delle aree protette, e in particolare dei parchi, come luoghi di conservazione dell’ambiente, di riscoperta del rapporto tra l’uomo e la natura, di sperimentazione di un modello alternativo di gestione del territorio, viene sostituita una visione meramente economicistica: i parchi sono concepiti come aziende che devono essere produttive e a tal fine si giunge addirittura alla previsione di royalties da attribuire agli enti gestori anche nel caso di opere e impianti che incidono negativamente sull’ambiente, in clamorosa contraddizione con il concetto stesso di conservazione. Viene inoltre soppressa la rappresentanza scientifica nei consigli direttivi dei parchi nazionali e al suo posto viene inserita la rappresentanza degli interessi di categoria.

Nello stesso tempo viene fortemente distorta quella dialettica tra componente statale e componente locale che in questi anni si è rivelata feconda. L’argomentazione della crisi finanziaria per giustificare certe previsioni nasconde in realtà il deserto dei valori, il venir meno della spinta ideale, la sottovalutazione, se non il disprezzo, della cultura e della scienza, il prevalere della logica degli interessi corporativi. In questo scenario si inseriscono oramai da qualche tempo anche le designazioni dei componenti degli organi degli enti parco e in particolare dei presidenti: non più “scelti tra persone particolarmente qualificate per le attività in materia di conservazione della natura”, come prescrive la legge quadro, ma nominati sulla base di istanze localistiche e partitiche, comunque demagogiche, che fanno perdere credibilità agli enti gestori e fiducia soprattutto nei cittadini che vivono nelle aree protette, nel ruolo e funzione delle stesse.

Preoccupati per il tradimento di questi grandi ideali, voluti dai costituente negli articoli 9 e 32 della Costituzione e nel rispetto di successivi accordi internazionali, entrambi richiamati al comma 1 dell’art. 1 della legge quadro sulle aree protette, rilevando che quanto riportato si sta consumando quasi di nascosto, ci rivolgiamo a Lei, Signor Presidente, perché esorti il Parlamento e coloro che hanno funzioni decisionali a una riflessione profonda, trasparente e partecipata sui parchi e sulle altre aree protette, nel rispetto dei principi costituzionali richiamati nella legge, a tutela non solo dell’immagine straordinaria dell’Italia nel mondo, ma soprattutto per il significato del valore della natura nella vita di ciascuno di noi e la responsabilità che tutti abbiamo di trasmettere questo valore alle future generazioni.

HANNO ADERITO CON FORMALE COMUNICAZIONE:
Dacia Maraini, Dario Furlanetto, Giuseppe Rossi, Federico Niccolini, Daniela Addis, Salvatore Basile, Marcello Buiatti, Vittorio Ducoli, Vittorio Emiliani, Enrico Falqui, Grazia Francescato, Roberto Gambino, Renato Gangemi, Alberto Girani, Carlo Desideri, Mauro Furlani, Valter Giuliano, Cesare Lasen, Sandro Lovari, Edgar Meyer, Renzo Moschini, Giuseppe Bonanno, Giorgio Nebbia, Angelo Paladino, Franco Pedrotti, Tonino Perna, Luigi Piccioni, Fulco Pratesi, Pietro Rescigno, Bernardino Romano, Massimo Sargolini, Maria Vitacca, Fabiano Corsini, Carlo Alberto Graziani, Domenico Nicoletti.

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