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nebbia giorgio
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Con questo gran frullare di dollari e barili, il cittadino sa solo che ogni giorno deve pagare di più la benzina quando va a fare il pieno: poiché circa sette barili di petrolio pesano una tonnellata e un dollaro vale circa 2200 lire, il petrolio nel mondo, oggi come oggi, si commercia a circa mezzo milione di lire alla tonnellata: metteteci i costi per trasformare il petrolio in benzina e gasolio e poi le tasse e vi saltano fuori quei tre milioni di lire alla tonnellata di prodotti finali, che sono poi le 2200 lire circa che pagate per un litro di benzina o le quasi duemila lire per un litro di gasolio. Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 3 miliardi e mezzo di tonnellate di petrolio greggio, dalle sabbie del deserto, dai ghiacci dell'Alaska, dalle giungle del sud-est asiatico o dell'Africa, dal fondo del mare in cui il petrolio viene raggiunto con trivelle sempre più sofisticate. Decine di migliaia di operai sconosciuti lavorano per assicurare a ciascuno di noi un distributore pieno, e per assicurare profitti giganteschi a centinaia di finanzieri e speculatori che non sanno neanche che cosa è il petrolio. Nel corso della mia vita già un'altra volta i prezzi del petrolio sono saliti alle stelle e già un'altra volta, negli anni settanta del Novecento, ci si è chiesti se è veramente necessario dipendere da una risorsa le cui riserve sono di poco superiori a 100 miliardi di tonnellate, appena sufficienti per trent'anni, ai consumi attuali. E già trent'anni fa sono state identificate le varie soluzioni possibili per ottenere dei carburanti per autoveicoli, cioè quelle merci che assorbono quasi la metà dei consumi mondiali di petrolio. Il motore a scoppio, quello delle automobili e dei camion, è stato inventato dai fisici italiani Barsanti e Matteucci nel 1854, quando la benzina era sconosciuta. Funzionava allora con alcol etilico, ottenuto dalla fermentazione degli zuccheri, o con liquidi derivati dal catrame di carbon fossile; quando hanno cominciato a funzionare le prime raffinerie di petrolio non è sembrato vero ai petrolieri smaltire i prodotti raffinati (quelli che oggi chiamiamo benzine e gasolio) come carburanti per motori a scoppio. E l'industria automobilistica è cresciuta, nell'America, paese del petrolio, fabbricando motori adatti proprio per consumare tali prodotti petroliferi. Ma varie volte nella storia --- durante le guerre, nei periodi di autarchia, durante le crisi petrolifere --- sono stati utilizzati carburanti diversi dalla benzina; e ogni volta, davanti al pericolo di una concorrenza, le compagnie petrolifere hanno fatto in modo di relegare le alternative nei cassetti. Per restare al caso della benzina, ai prezzi attuali della benzina sarebbe già economicamente conveniente utilizzare alcol etilico ricavato da prodotti e sottoprodotti agricoli, oppure derivati dei grassi naturali, adatti come sostituti del gasolio. Una parte dei soldi che lo stato spende per consentire agli italiani di continuare a consumare "più benzina", dipendendo di più dalle costose importazioni di petrolio, potrebbe essere dirottata a incentivare la trasformazione di prodotti e sottoprodotti agricoli in carburanti, creando occupazione nelle zone arretrate agricole italiane. Col vantaggio di un minore inquinamento atmosferico e dell'uso di risorse naturali rinnovabili. Carburanti per autoveicoli possono essere ottenuti dalla gassificazione e idrogenazione del carbone, di cui esistono nel mondo riserve 50 volte più abbondanti di quelle del petrolio; anche in questo caso in passato, per decenni, è stata prodotta benzina "sintetica" dal carbone. Le tecniche di trasformazione del carbone in benzina sintetica sono notissime, sono state continuamente perfezionate in questi anni, sono state tenute intenzionalmente da parte per non disturbare le multinazionali del petrolio. E' possibile riprogettare i motori a scoppio in modo che consumino meno carburante. Ma l'unica vera "benzina alternativa" --- la ricetta che consentirebbe di spendere meno denaro per importare petrolio, che farebbe diminuire l'inquinamento e la congestione del traffico automobilistico nelle città --- sarebbe rappresentata dalla "diminuzione" dei consumi di benzina e gasolio, da una coraggiosa "diminuzione" dell'uso e abuso dell'automobile privata, dal potenziamento e miglioramento dei trasporti collettivi, che consentono alle persone di percorrere la stessa strada con minore consumo di carburanti petroliferi, dal trasporto per ferrovia o via mare delle merci oggi trasportate su camion. L'aumento del prezzo mondiale del petrolio greggio sta innescando però anche un'altra curiosa "reazione a catena": il settore dei trasporti, è vero, assorbe una frazione, pur rilevante, dei prodotti petroliferi, ma una gran parte di tali prodotti viene utilizzata per produrre elettricità. Se vogliamo risparmiare una parte delle spese del petrolio --- sostengono i resuscitati avvocati dell'energia nucleare --- quale migliore soluzione che costruire tante belle centrali nucleari, quelle di cui i bizzarri ecologisti, venti anni fa, ci hanno privato ? Non c'era da meravigliarsi che a questo si sarebbe arrivati: del resto la martellante campagna di incentivazione dei consumi di elettricità --- i fiumi di luce sui campi sportivi e sulle basiliche, sui teatri, nelle strade, sui monumenti, la moltiplicazione di televisori e impianti di telecomunicazioni, tutti assorbitori di elettricità --- ha da anni lo scopo di aumentare i consumi di energia elettrica anche per preparare un ritorno delle centrali nucleari. Che cosa conta se la produzione nucleare di elettricità è inquinante, costosa, insicura, pericolosa, lascia eredità di scorie radioattive che nessuno sa dove smaltire, se è strettamente legata alle avventure militari ? Che cosa conta se ormai nel mondo anche i paesi con maggior numero di centrali nucleari non ne costruiscono più e le stanno chiudendo ? Per sventare questa folle tentazione di "modernità" all'italiana, per contenere i costi crescenti dei combustibili fossili, per rallentare le modificazioni climatiche, non c'è altro, a mio modesto avviso, che attuare con coraggio un rallentamento dei consumi energetici: di tutti i consumi energetici. Non sto raccomandando dei "limiti allo sviluppo", ma auspicando un vero sviluppo umano, una crescita dell'occupazione, dell'innovazione, e della ricchezza, basati su una diminuzione dell'uso delle risorse naturali scarse, come il petrolio, sul crescente ricorso alle fonti energetiche rinnovabili --- solare, vento, idroelettrico, prodotti agricoli --- ma soprattutto sulla "lotta allo spreco", unico vero nemico di un'economia moderna.