Carne - da allevamenti intensivi.

Sembrera' un consiglio rivoluzionario, ma certo va alla radice del problema: evitare ogni prodotto proveniente da allevamenti intensivi. "Allevamenti intensivi" sono i capannoni industriali, nati negli anni Sessanta, in cui sono rinchiusi decine, centinaia, migliaia di animali (in America ci sono feedlots con dentro 100.000 e piu' capi di bestiame) in condizioni infernali, privati di liberta' di movimento, dell'aria e della luce del sole, rinchiusi in gabbie, costretti ad alimentazione forzata, immunodepressi. Le condizioni di vita degli animali, tali da suscitare pieta', sono oggetto di continue battaglie da parte delle associazioni animaliste.

La concentrazione degli animali e il regime alimentare forzato aumentano lo stress, le malattie e la pericolosita' microbica e sono la causa prima e principale della diffusione a raggiera dei veleni e dell'esplosione degli scandali alimentari ("mucca pazza", "pollo alla diossina" e vedremo quali altri).

La "modernizzazione" zootecnica ha riempito i cibi di residui di stimolatori dell'appetito, antibiotici (meta' della produzione mondiale di antibiotici e' destinata alla zootecnia), erbicidi, stimolatori della crescita, larvicidi e ormoni artificiali. Proprio l'abuso di antibiotici in zootecnia e' all'origine del fenomeno della resistenza, che da 20 anni tanto preoccupa gli scienziati e le cui percentuali in Italia sono quintuplicate dal '92 a oggi: lo sviluppo di pericolosissimi superbatteri resistenti a tutti i trattamenti farmacologici (l'ultimo, lo streptococco VISA, ha gia' ucciso 4 persone negli USA e due anziani in Scozia - e si e' gia' avuto il primo caso in Italia; in USA in un sacco di mangime per polli sono stati trovati batteri resistenti a tutti gli antibiotici!). Molte altre malattie, l'afta epizootica, l'Aids bovino (Biv), la salmonellosi, l'encefalopatia spungiforme bovina sono consustanziali all'allevamento intensivo.

Ecco a voi i metodi di allevamento di alcune specie.

MUCCHE E BOVINI. I trattamenti con ormoni d'origine animale, di sintesi, sperimentali, sicuramente non sono stati interrotti. In America i trattamenti con ormoni sono non solamente ammessi, ma incoraggiati, e continuano ad essere sperimentati: zeranolo, estradiolo, testosterone, progesterone, trenbolone acetato sono in continua sperimentazione e inoculati in vitelli, mucche e tori. Riescono a farli crescere piu' velocemente del 50%. Per questo, per fortuna, l'UE continua a tenere le proprie frontiere chiuse all'importazione di carne trattata con ormoni: l'ultimo rifiuto ufficiale data luglio 1999. Allora la ormai celebre (o famigerata?) WTO (World Trade Organization) avrebbe ordinato di "lasciare che il bando venga disatteso", e gli USA hanno chiesto miliardi in risarcimenti. Ma in Europa l'importazione di carne americana e' ancora vietata.

In Italia le condanne penali della Cassazione si susseguono, poche ma senza soluzione di continuita', mentre l'Istituto Superiore di Sanita' trova diversi corticosteroidi illegali nel latte, e 17-beta-estradiolo nel siero bovino (usato per i vaccini). D'altronde, il D.lgs. 27/1/1992 n.118 vieta, e' ovvio, la somministrazione di ormoni, ma li autorizza a scopo terapeutico e nel periodo successivo al parto, cioe': volendo, sempre.

Dell'ormone DES (Dietilstilbestrolo), che provoca cancro al seno, e' difficilissimo accertare la presenza, essendo attivo anche in dosi infime (parliamo di milionesimi di grammi). Secondo il Comitato Scientifico dell'Unione Europea, che doveva pronunciarsi a proposito del doping, anche dosi infinitesimali di queste sostanze usate dagli allevatori danneggiano la salute umana, innescando tumori e alterando le risposte del sistema immunitario2.

Inoltre, i valori residuali di ormoni ritenuti innocui fino a dieci anni fa, sono oggi , grazie a dati scientifici piu' raffinati, considerati rischiosi per i consumatori, specialmente per i bambini in eta' pre-puberale. Le ricorrenti malattie dei bovini provocate dalle condizioni-limite in cui vivono costringono a terapie antibiotiche senza sosta. All'esame anatomo-patologico si rileva un'incidenza elevata di lesioni muscolari dovute all'uso di sostanze xenobiotiche.

La dipendenza della zootecnia dall'industria farmaceutica presenta questi riflessi negativi: - sofferenza e patologie iatrogene negli animali; - residui pericolosi negli alimenti d'origine animale; - gravi rischi epidemiologici per selezione microbica; - alterazioni del processo di depurazione con peggioramento dell'inquinante; - rischi mutageni per i principi emessi nell'ambiente.

L'Organizzazione Mondiale della Sanita' ha ripetutamente messo sotto inchiesta i residui di certi farmaci veterinari nel cibo: solo tra il '97 e il '98: abamectina, clorotetracicline e tetracicline, il famigerato clembuterolo, cipermetrina, a-cipermetrina, neomicina, ossitetraciclina, spiramicina, thiamphenical, tilmicosina, xilazina, e ancora ceftiofur, cyfluthrin, danofloxacina, di-idrostreptomicina e streptomicina, fluazuron, flumequine, moxidectina, spiramicina.

In Italia, e' matematicamente certo (lo dimostra la sproporzione tra le ricette "ufficiali" e il numero di animali: solo 4 o 5 ogni 100) che i farmaci vengono acquistati sul mercato nero per non doverne segnalare l'uso. Poi, poco prima della macellazione, viene somministrato agli animali un fortissimo diuretico che cancella le tracce delle sostanze illegali. I farmaci innescano una lunga reazione a catena di rischi igienici: nel gennaio '98 la FDA lancio' l'allarme per un'enorme quantita' di farmaci parenterali distribuiti da una societa' californiana infettati dal bacillo mortale Cereus bacteria: Soluzioni saline ipertoniche, Lactated Ringer's Solution, Calcium Gluconate 23% Solution, Dextrose Solution 50%, soluzioni elettrolitiche... Hanno luogo anche trattamenti con farmaci sperimentali.

Nei mangimi puo' esserci ogni genere di rifiuti ripugnanti: carogne di animali, scarti dell'industria di trasformazione, lettiere o escrementi animali, residui della lavorazione dello zucchero, dell'olio, paglia trattata con ammoniaca, olii esausti di motori, addirittura i reflui inquinanti delle distillerie di whisky e di gin; in Francia finivano nei mangimi le acque nere, bollite, delle puliture dei macelli e delle stalle, "condite" con gli scarti della spremitura a caldo dei resti dei macelli. Il mais, che nella dieta dei poveri bovini ha sostituito il piu' costoso fieno, fermenta nel loro colon e favorisce la proliferazione di batteri, causa di pericolose infezioni che, in Italia, costringono ogni anno decine di bambini alla dialisi per danni ai reni. Nelle citta' non dotate d'inceneritore, diventano "farine per animali" le carcasse di animali raccolti dalla Nettezza Urbana (cani e gatti randagi, topi, ratti e pantegane). Anche gli animali portati dal proprio veterinario per la "morte dolce" fanno la stessa fine: attenzione, potremmo ritrovarci Fido o Micio nella catena alimentare!

Addirittura, potrebbero essere reimmesse (con o senza il consenso dell'ASL) nel mercato dei sottoprodotti (art.5 c.1 del D.lgs suddetto) le carni e i derivati sottoposti a trattamenti vietati! Cosi', nei grassi degli animali si accumulano le diossine, pesticidi come il 4-4' DDT, DDE, DDD, EDTA e metalli pesanti come il cadmio (per colpa del quale nel '95 si e' scoperto che una fettina di cavallo su due e' fuorilegge), piombo, arsenico e cromo.

Udo Pollmer di Slow Food, organizzatissima e benemerita associazione per la difesa dei gusti sani e del piacere, ha pubblicato nel settembre 2000 una pagina esemplarmente intitolata "Mangiare escrementi":

"L'industria alimentare trasmette la pressione dei prezzi ai suoi fornitori, vale a dire agli agricoltori. Questi cercano di ammortizzare le riduzioni dei profitti attraverso risparmi con gli animali. Sicche' su questi si scarica tutta la brutalita' del mercato. La qualita' di vita delle povere bestie e' ormai subordinata alla redditivita'. In stalle anguste, ambienti privi di stimolo alcuno, gli animali sono costretti a rinunciare ai loro comportamenti innati: i maiali non possono piu' scavare ne' le galline razzolare. Il mangime rappresenta la voce piu' importante nei calcoli dell'allevatore. e' indispensabile essere creativi nella scelta delle materie prime. e' su questa strada che le mangiatoie degli agricoltori belgi hanno cominciato a riempirsi di diossina. Non mancano gli indizi che fanno pensare che, oltre che con oli esausti, il bestiame sia stato nutrito con grassi prelevati dalle vasche di sgrassaggio della rete fognaria o con il calcio residuo della depurazione di gas di combustione delle ciminiere delle fabbriche: come "farina da covata" pare che stimoli lo sviluppo dei gusci delle uova. E c'e' chi riferisce dell'utilizzo dei grassi che inondavano le strade in occasione di un incendio di magazzini. Neanche molto tempo fa i bovini venivano nutriti anche con sterco di gallina. Gli escrementi sono ricchi di urea che la microflora nel rumine degli animali trasforma in preziose proteine. Oggi questo genere di alimentazione e' vietato. Ma il motivo non e' dato tanto dalla "perversione" della misura di riciclaggio quanto dai problemi dei residui che sorgono dalla somministrazione di cibo impregnato di farmaci. Dopo il divieto dello sterco di gallina gli allevatori fecero ricorso ad altri generi di feci. Ancora nel 1980 nelle nostre riviste scientifiche si potevano leggere perizie del seguente tenore: "Valutazione dell'uso dei solidi del liquame di maiale per l'ingrasso dei bovini e qualita' della carne". Sicche' un bel giorno il legislatore dovette disporre il bando di ogni genere di escrementi dalle mangiatoie degli animali. Ma cio' riusci' solo in parte. Con grande sconcerto, qualche mese fa l'opinione pubblica tedesca e' venuta a sapere che, nonostante i divieti, le bestie vengono nutrite addirittura con i fanghi delle acque di fogna. L'azienda in questione era in possesso di una autorizzazione speciale. Presumibilmente l'autorita' competente si era dimenticata di revocare il permesso alla lucrosa attivita'. Ma gli esperti vanno oltre. Durante la macellazione, nel tratto digestivo si trova una grande quantita' di mangime, pagato a prezzo pieno ma non ancora completamente sfruttato. Alla facolta' di veterinaria di Hannover si e' provveduto a esplorare le possibilita' commerciali di tale spiacevole circostanza. Particolarmente prezioso si e' rivelato lo stomaco del maiale, paragonabile a un "foraggio energetico". Per uccidere eventuali germi patogeni gli esperti consigliano di far bollire il "contenuto dello stomaco". Per quanto disgustoso possa suonare tutto cio', nondimeno gli inventori di questi sistemi possono rivendicare per se' il ruolo di salvatori delle risorse naturali. Il dilemma e' proprio questo: se si utilizzano preziose e innocue materie prime quali cereali, patate o mais, allora gli animali si trasformano in concorrenti diretti dell'uomo per quanto riguarda l'alimentazione. Tutto cio' che viene ingerito dalle care bestie e' sottratto all'alimentazione umana e accentua il problema della fame nel mondo. Se invece diamo da mangiare a loro tutto cio' che non si adatta alla nostra dieta, aumentiamo le risorse alimentari a nostra disposizione, anche se dobbiamo fare i conti con residui e germi. L'esempio tipico e' rappresentato dalle pecore morte date in pasto ai bovini. All'osservatore non prevenuto il fatto di riempire le mangiatoie di animali erbivori con farina di carne deve apparire una bestemmia. A molti, quindi, la sindrome della mucca pazza appare come la giusta "punizione" per questa sbandata. La maggior parte degli agricoltori, invece, non riesce a capirlo: per potere sfruttare appieno il potenziale del bestiame da latte allevato, fieno, cereali e rape non bastano piu'. I bovini ad alto rendimento hanno bisogno di foraggio energetico, altrimenti le loro prestazioni rimangono al di sotto delle possibilita'. Per questo motivo, ovunque al mondo, ai bovini ad alto rendimento si da' la farina di carne. I divieti non risolvono il problema. Che fare allora con queste materie prime senza dubbio alquanto disgustose: le carcasse dei maiali macellati scartate al momento dell'ispezione veterinaria delle carni, i manzi che si sono strangolati con la loro catena, i rifiuti dei salumifici, la pappa prodotta dal "passapulcini", una macchina che schiaccia i pulcini appena sgusciati (un sistema usato negli allevamenti di galline ovaiole, per eliminare i pulcini maschi in eccesso). A cio' si aggiungono lepri schiacciate in autostrada, carcasse di animali scuoiati provenienti dagli allevamenti di animali da pelliccia, animali morti negli zoo, gatti soppressi, cani rognosi e topi da laboratorio: ma i piccoli roditori sono difficili da bruciare perche' cadono attraverso le griglie. Ovviamente il materiale piu' a rischio, come le cavie, a causa della possibile contaminazione con sostanze tossiche, e i cervelli dei bovini, per il pericolo dell'encefalopatia spongiforme, dovrebbero restare fuori da queste miscele. Ma rimane sempre materiale a sufficienza, adatto, dopo una bella riscaldata, a essere utilizzato come mangime per animali. La farina di carne e' una delle materie prime della moderna alimentazione animale, che non fa concorrenza alla dieta degli uomini. Ma forse l'aspetto piu' importante della questione non e' tanto il tipo di mangime con cui si riempiono le mangiatoie, quanto il modo in cui nella nostra societa' si trattano gli altri esseri viventi. Poiche', come dice il professor Heiner Sommer dell'Universita' di Bonn, i nostri animali domestici "sono una parte della nostra civilta'. Da millenni ci accompagnano in un'evoluzione comune. L'animale domestico merita il nostro rispetto e le nostre attenzioni, perche' vive per noi. I nostri metodi produttivi dovrebbero essere l'espressione di un atteggiamento culturale di cui non ci dobbiamo vergognare".

Pero', la sanzione (depenalizzata) per chi commercializza mangimi scadenti va da lire 600.000 a lire 3.000.000; se sono nocivi "per il bestiame... ammenda da lire 250.000 a lire 2.000.000" (art.22 l.15/2/1963, depenalizzata e aggiornata nel 1981). La Confcommercio, su impulso del DM 13/4/99, ha avviato a fine '99 una ricerca per censire gli intermediari che immettono in commercio additivi, miscele, prodotti proteici, amminoacidi e simili, tentando di ricostruire l'intero iter della fabbricazione. Speriamo. Ne vedremo delle belle.

Perfino nelle mangiatoie dei disgraziatissimi animali si annidano veleni: uno studio condotto in Europa nella primavera '98 ha rivelato che una mangiatoia su tre era contaminata da antimicrobici non dichiarati, una su quattro a concentrazioni elevatissime: clorotetraciclina (CTC) nel 15% dei casi, sulfonamidici nel 7%, penicillina nel 4%, trattamenti ionoforetici nel 3%, e tutte le concentrazioni di sulfonamidici erano sufficienti per lasciare residui tali da causare danni ai tessuti, alle mucose da contatto.

Importazione illegale di carne. Ne ha parlato con coraggioso tempismo Antonio Delitalia, dalle colonne de "Il Giornale" (16 giugno '97): "ci sono due tendenze tutte italiane di fronte a un argomento scomodo e ingombrante: chiudere un occhio e fare finta di non avere visto, o spalancarli tutti e due e denunciare situazioni che travalicano la realta'. Il problema della carne contaminata da clembuterolo e affini rischia di essere uno di questi. Scomodo perche' si parla di frode alimentare, ingombrante perche' la carne arriva nel piatto di oltre quarantacinque milioni di italiani". Il problema esiste. Lo confermano Ministero della sanita' e Istituto superiore della sanita', Associazione dei consumatori e Associazione dei produttori di carne di vitello... Il problema assai grave e' quello dell'importazione di carni clandestine, che, per evitare l'Iva, sfuggono qualunque accertamento sanitario. E dal Triveneto gli allevatori fanno sapere che il 10% della carne importata e' al clembuterolo. Dal momento che importiamo circa il 50% della carne bovina che consumiamo, il problema ha dimensioni preoccupanti. Non allarmistiche, ma preoccupanti. Dice Vincenzo Dona, segretario generale dell'Associazione consumatori che ha elevato frequenti proteste, senza pero' ottenere risultati apprezzabili: "I controlli sono inadeguati, e fanno acqua piu' di una bistecca al cortisone".

L'Europa ha imposto il marchio di qualita', pero' il governo e' inadempiente. Ma anche l'importazione, che raggiunge in alcuni settori il 50% dei consumi, va disciplinata. Per evadere l'Iva si e' creato un mercato clandestino lucrosissimo.

Ma anche nell'importazione legale il controllo e' possibile solo sulle mezzene, non sulla carne pezzata e confezionata che finisce sul banco di macelleria. Un documento ministeriale certifica l'avvenuta intossicazione collettiva di Assisi per carne al clembuterolo, la cui responsabilita', ridotta a pochi allevatori, ricade su tutti.

"Il problema esiste" diceva nel '97 il prof. Agostino Macri', responsabile del servizio veterinario dell'lstituto superiore di sanita'. E, per quanto ci riguarda, va risolto perche' riguarda la salute. Ma nulla e' stato fatto.

E non ci sono solo veleni "artificiali". Come se non bastasse, anche i c.d. "contaminanti naturali" sono un'insidia per chi mangia carne: le aflatossine (un tipo di micotossine, sostanze tossiche prodotte dalle muffe) possono contaminare i cereali destinati a diventare mangime per animali prima e durante il raccolto o per immagazzinamento e conservazione sbagliati. Quando gli animali mangiano cibo contaminato, perdono peso e diminuisce la produzione di latte; i metaboliti di queste tossine infettano i tessuti animali commestibili, e si riversano nel latte. Sono pericolose per la salute umana concentrazioni di aflatossine superiori a 20 miliardesimi di grammo nei mangimi e a 0,5 miliardesimi di grammo nel latte!

Infine, lo stress innaturale e perpetuo causa un accumulo di adrenalina che realmente avvelena la carne, la cui assunzione puo' essere nociva per l'uomo. Motivi dello stress: condizioni di vita, alimentazione forzata, interminabili trasporti di ore e giorni con carri bestiame fermi alle frontiere o nei porti senza alcun supporto vitale, niente acqua, niente riposo, niente riparo dal sole torrido o dalla pioggia. Unica speranza, la morte.

VITELLI. Il sistema per mantenere la carne pallida, rosea e delicata consiste nel tenerli in condizioni enormemente innaturali. Al terzo-quarto giorno di vita, strappati alle madri inseminate artificialmente, vengono collocati ognuno in un box largo 40 cm. e lungo un metro e mezzo. I vitelli sono legati con una catena al collo per impedire ogni movimento (la catena potra' esser tolta quando il povero essere sara' cresciuto tanto da occupare tutto il ristretto spazio del box).

Essi non vedranno mai ne' paglia ne' fieno, poiche' mangiarne potrebbe rovinare il tenue colorito delle carni. Gli studiosi, per questi poveri vitellini, parlano di stress acuto e cronico, le cui conseguenze sono immunodeficienza (i vitellini si ammalano), infezioni, necessita' di antibiotici.

Nutriti con budini semiliquidi iper-proteici che causano un'inestinguibile arsura (l'acqua e' loro assolutamente negata, per indurli a ipernutrirsi, mangiando piu' budino e piu' velocemente) e un'inarrestabile dissenteria per spingerli all'anemia al fine di sbiancare le carni; disordini digestivi e ulcere sono frequenti; sottoposti a cicli costanti di trattamenti antibiotici, dopo tredici-quindici settimane si portano al macello. Avete mai visto gli occhioni spaventati di un vitello portato al macello?

L'allevamento intensivo bovini e vitelli e' anche un rischio ecologico e biologico, oltre che sanitario.

Nota di demerito speciale per il fegato di vitello e di bovino adulto, che molti ritengono "prelibato".

CARNE TRITA. La carne trita e' soggetta ad annerimento piu' di altri "tagli" di carne. Non possiamo escludere la possibilita' che "additivi non consentiti" (come scrive la Pretura di Torino in una sentenza di condanna di un macellaio) vengano aggiunti per ritardare questo processo. Abbiamo iniziato a sospettare qualcosa di simile quando ci siamo accorti che i nostri gatti domestici, ghiotti di carne, invece annusavano con diffidenza e non assaggiavano neppure la carne trita quando si provava a offrirla loro. In piena emergenza "mucca pazza", nel febbraio scorso, venti macellai milanesi sono stati scoperti e indagati per truffa perche' colti ad addizionare il vietato acido nicotinico alle carni per evitarne l'imbrunimento. Comunque, nei supermarket, ove ormai spesso e' confezionata "in atmosfera protettiva" (CO2), e' piu' difficile che quest'eventualita' si verifichi.

RAGU' Sfuggono all'etichettatura i conservanti e gli additivi di cui e' impregnata la "carne secca per minestre" e la "carne secca per preparati di minestre o salse". I piu' pericolosi sono i gallati di propile (E310), di ottile (E 311), dodecile (E 312), eritorbati...

MUCCA PAZZA. Rimandiamo a un prossimo lavoro per una cronologia e una disamina del fenomeno. Per ora annotiamo che l'interesse dell'opinione pubblica e degli scienziati per le malattie causate dai "prioni", specie del tipo di Creutzfeldt-Jakob (CJD), e' negli ultimi anni drammaticamente cresciuto. La domanda e': mangiare carne puo' causare CJD? "La scoperta di una nuova variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob (nvCJD) e la prova sperimentale che la nvCJD e l'encefalopatia spongiforme bovina (BSE) sono causate dallo stesso prione, rende questa ipotesi probabilmente vera", risponde M. Sturzenegger della Clinica universitaria neurologica di Berna, in uno studio pubblicato su Ther Umsch nel novembre '99. Dello stesso parere, M.H. Groschup dell'Institut fur Immunologie di Tubingen: "data la coincidenza di tempo, luogo e malattia e caratteristiche specifiche dell'agente patogeno, si deve assumere che la nvCJD e' causata dalla trasmissione dell'agente della BSE all'uomo".6 L'inchiesta condotta da "Panorama" nel febbraio 2000 rivela: "In Europa e' probabile che da 40 a 100 milioni di persone siano esposte all'infezione da BSE". Tutte le vie del contagio: Dai bovini all'uomo: La BSE, o "mucca pazza" (cosi' chiamata perche' deteriora il cervello) ha un'incubazione lunga. A causarla sono i prioni contenuti in mangimi animali ricavati da pecore malate di scrapie. Due le vie di contagio: carne di bovini infetti e tessuti a rischio come cervello, midollo, timo (animelle). Scarti e ossa non idonei per il consumo umano, avviati a impianti di trasformazione, diventano mangimi per animali, concimi, cibo per cani e gatti (aprile 1990: primo caso di enecefalopatia felina in un gatto siamese, Max,seguito all'universita' di Bristol). Dal siero bovino prelevato da animali vivi si ricavano vaccini. Dal sangue si ottengono concimi. E, da parti specificatamente richieste dall'industria, farmaci. Rischio accertato. Piu' che la fettina di carne, devono fare paura i prodotti (gelatine, salsicce, ripieni) in cui finiscono ossa, midollo, e tessuti nervosi. L'11 gennaio 2000 un Comitato scientifico nominato dalla Commissione europea, insediatosi per valutare il rischio di contagio attraverso gli alimenti, ha presentato scenari inquietanti: se nel processo di produzione industriale di salsicce, pte', gelatine e ripieni finissero solo 20 kg. di carne infetta, si esporrebbero al rischio di contagio da 225mila a 1 milione 125mila persone.

MAIALI Intelligenti e giocherelloni, di intelligenza paragonabile a quella dei cani - e forse superiore -, in condizioni inidonee i maiali stressati tendono a mordersi la coda, che quindi vien loro tagliata, "smozzata", insieme coi denti e con le orecchie. Le scrofe vivono recluse e immobilizzate, ridotte a partorire, esser private dei piccoli, per poi essere inseminate di nuovo e cosi' via, fino ad esaurimento. Grazie a metodi di allattamento artificiale, il roseo maialino viene svezzato 6-12 ore dopo la nascita. Possono morire di PSS, Porcine Stress Syndrome, "stress, rigidezza, pelle a chiazze, affanno, ansia e morte improvvisa". Spesso si azzoppano sui pavimenti, a rade assicelle per far passare gli escrementi. Gli odierni suini da carne vengono letteralmente schiacciati dal loro stesso peso, le ossa, le articolazioni degenerano e spesso le bestie perdono l'uso degli arti posteriori, ipertrofici.

Un'inchiesta di Giuliano Ferrieri, pubblicata con sorprendente preveggenza dall'"Europeo" nel 1991, elencava (in sintesi) quel che si trova in una fettina di carne: - Ormoni - Antibiotici - Fattori di crescita - Virus - Beta-bloccanti - Ritardanti tiroidei - Psicofarmaci - Pesticidi

Uno studio pubblicato nel novembre '99 ha verificato che, su 158 campioni di salsiccia cruda comprati nei supermarket di Dessau nell'arco di 4 mesi, nel 9% di essi si e' riscontrata la presenza di una tossina prodotta dall'Escherichia coli (VTEC).

CONIGLI Ora tocca ai conigli. Nel novembre del '96 il mercato della carne di coniglio ha subi'to un tracollo, per la presenza di carni contaminate da un farmaco, l'Olanquidox, usato contro forme infettive. A meta' giugno '97, ventimila conigli sono stati sequestrati a Perugia: i mangimi utilizzati conterrebbero sostanze chimiche del tipo Carbadox, ammesse sino allo svezzamento nell'alimentazione dei suini, ma severamente vietate per le altre specie animali da carne. I Nas risalirono al mangimificio della zona di Perugia che aveva prodotto, a quanto pare, mangimi in modo difforme rispetto a quelli richiesti. Fu vietata la vendita dei conigli.

Il Carbadox viene utilizzato nella profilassi delle enteriti batteriche e, se la positivita' delle carni e' elevata puo' rappresentare un pericolo per la salute a causa degli effetti tossici. "Alcuni prodotti tossici - precisano al servizio veterinario dell'Istituto superiore di sanita' - sono eliminati entro un periodo abbastanza lungo, circa un mese. Se la macellazione e la consumazione delle carni avviene prima, e' probabile rilevare condizioni di tossicita'". Ma mentre la carne al clembuterolo determina, appena ingerita, sintomi precisi (cefalea, tremori muscolari, tachicardia, ansia), la carne di coniglio trattata con farmaci usati contro malattie epidemiche non determina alcuna sintomatologia, ma potrebbe dar luogo a intossicazioni croniche.

C'e' un altro veleno che ammorba la carne di coniglio.

Si tratta di avvelenamento mentale. Vedete i conigli spellati appesi alle vetrine delle macellerie o raggomitolati nelle vaschette di plastica dei supermercati, che vi guardano con gli occhietti neri? Dannazione, non sembrano feti umani?

GALLINE E POLLAME Alla nascita, i pulcini maschi vengono "scartati", gettati via e tritati vivi. Gli animali allevati, chiusi in gabbie strettissime, si strappano le piume e si mangiano a vicenda (cannibalismo) in accessi furiosi. Per quanto concerne le galline: irradiate con infrarossi, sottoposte alla ghigliottina dello "sbeccamento" (taglio del becco), bioritmi alteratiio da cicli notte/giorno artificiali, alimentazione forzata con pastoni fatti col loro stesso guano, con scarti alimentari, residui d'ogni genere e di provenienza incontrollabile.

Nei mangimi dei polli e dei maiali belgi sono stati trovati PCB (bifenile policlorurato) - come mangiare insalata di pollo condita con olio di macchina usato! -, altamente tossici e cancerogeni: la loro diffusione e' responsabile dell'aumento di gravi malattie in quanto i PCB si accumulano nella catena alimentare.

Gli animali sono cosi' malati che devono essere praticate ininterrotte terapie antibiotiche, tanto violente ed invasive che un veterinario d'una USSL testimoniava di aver dovuto imporre un "blocco " all'uso di antibiotici in un allevamento industriale: risultato devastante, 20.000 polli morti in pochi giorni.

Quali effetti avra' un simile trattamento sulle loro carni? E sulle uova?

OCHE Il prelibato pate' de foie gras e' cosi' ottenuto.

Alle oche viene tagliato il becco, inutile intralcio all'alimentazione. I loro piedi palmati vengono inchiodati al pavimento, e si procede poi ad agevole ingozzatura forzata di 2,7 kg al giorno di un'untuosa pappetta salata con un lungo imbuto che penetra giu' nell'esofago, oltre la sacca dell'ingluvie, fin dentro lo stomaco ghiandolare - operazione traumatica, causa di ulcerazioni - facendo loro sviluppare abnormi, malati, deformi fegati ipertrofici: insomma si provoca la steatosi epatica. Sul "Corriere della Sera" del 23 dicembre '98 leggiamo e trascriviamo: ""Unione Europea, in pericolo il "foie gras": "Metodo di produzione dannoso, va cambiato". Potrebbe essere l'ultimo natale in cui i "gourmet" potranno aprire i loro cenoni con il buon vecchio "foie gras". Dipende dagli scienziati dell'Unione Europea e, soprattutto dalle conseguenze dei loro studi. Un'indagine sul metodo di produzione della prelibatezza- ottenuta dal fegato di oche e anatre forzate a ingollare granaglie attraverso una sonda inserita in gola due volte al giorno- ha concluso che "l'alimentazione forzata cosi come viene condotta e' una minaccia per la salute dei volatili". Gli scienziati hanno sollecitato i produttori di "foie gras" ad adottare sistemi d'allevamento e nutrizione piu' appropriati: un cambiamento drastico che rischia di seminare scontento e rabbia soprattutto in Francia, maggiore produttrice. Per ora si tratta di raccomandazioni non vincolanti. Il vero problema si presenterebbe per produttori e buongustai se i Quindici decidessero di adottare lo studio e le sue conclusioni come base per una ridefinizione legislativa della materia. Il metodo seguito ora produce un ingrossamento del fegato di anatre e oche fino a dieci volte le dimensioni normali. Dopo la macellazione il fegato viene venduto non trattato o in forma di pate'. Secondo gli scienziati, una soluzione "estrema" sarebbe il bando alla produzione importazione e vendita di "foie gras" prodotto attraverso l'alimentazione forzata.

CARNI BIOLOGICHE. Nei mercati si sono diffuse, a un prezzo piu' alto, le carni confezionate che sulla confezione riportano la garanzia di provenienza da "verdi pascoli", "allevamenti naturali" e simili. Indirizzare la propria scelta su quelle. Q Non farsi ingannare dai disegni di prati virenti, cieli azzurri, simboli ingannevoli. Sulle confezioni deve essere indicato e spiegato chiaramente dove e come sono stati allevati gli animali. Un'indicazione (pero' sommaria e non decisiva) che puo' far scattare l'allarme e': "prodotto nello stabilimento di [...]" - tale dicitura indica probabilmente un allevamento intensivo. e' possibile richiedere ulteriori ragguagli presso il banco "assistenza clienti" dei supermarket, o scrivendo ai produttori, comunicando loro la propria intenzione di servirsi esclusivamente da aziende che rispettano gli animali e la salute dei consumatori.

Approfondisci: Salute in otto punti.

NEXT: Cioccolato; oppure, prosegui nell'indagine su altre preparazioni o derivati carnei: dadi da brodo, hamburger e salumi.

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