'Bio' dalla mattina alla sera
di Stefano Carnazzi

In questi mesi s'e' parlato molto di globalizzazione, sempre in termini negativi. C'e' anche una globalizzazione "buona".

E' quella dello scambio tra culture, della diffusione planetaria della sensibilita' ai temi dell'ambiente e del rispetto della natura e degli animali, del grande sviluppo del mercato dei prodotti biologici, tipici, e del commercio equo e solidale.

Comportamenti piu' consapevoli, alimenti sani, cosmetici rispettosi dell'ambiente che non causano sofferenza ad animali (cruelty-free) perche' fatti con componenti naturali o di gia' provata sicurezza...

Ecco una guida alla giornata perfetta del consumatore attento, bravo e responsabile.

AL MATTINO. Appena svegli, colazione leggera, latte BIO e, perche' no, ciotole, tazze e tazzine fatte in Venezuela o in Costa d'Avorio... - poi, caffe', te' e biscottoni BIO e EQUOSOLIDALI!

COSMETICI & TOELETTA. Rigorosamente cruelty-free! Per bravura imprenditoriale, qualita', alto profilo, altissima attenzione all'ambiente e impegno sociale meritano una citazione: The Body Shop, che promuove campagne ambientaliste, sociali (con Amnesty) e progetti d'aiuto al terzo mondo; l'Erbolario, che supporta la piu' grande associazione italiana per la difesa degli animali; e Aveda, che si contraddistingue perche' in America pubblicizza i suoi rossetti cosi' sicuri "che si possono mangiare" e giunge a stampare i suoi depliant (su carta riciclata) con inchiostro di soja assolutamente innocuo per l'ambiente!

Sulle saponette, alcune, anche di gran marca, sono fatte con sego, cioe' con grassi animali, per giunta prodotti di scarto della macellazione. L'idea non e' allettante. Esistono invece saponi tutti vegetali. Per esempio, il sapone di Marsiglia non ha ingredienti animali.

Da notare che , ecologicamente, le saponette solide sono preferibili al sapone liquido in crema - si tende a consumarne meno, fino a tre volte meno rispetto all'equivalente liquido. E non ci sono poi flaconi di plastica da buttare. - No alle perle da bagno: contengono collagene, di provenienza animale.

AL SUPERMERCATO – Non ci facciamo infinocchiare dai cartelli colorati con le scritte "agricoltura secondo natura", "agricoltura ragionata", "filiera qualita'" e alle confezioni con disegni di prati verdi, fiori e cesti di paglia. Dal punto di vista ecologico non significano nulla.

Gli unici prodotti secondo natura sono quelli con la scritta Bio (vuol dire che ci sono organismi di controllo indipendenti che verificano il rispetto della natura e delle regole in tutte le fasi della produzione, secondo la direttiva Cee 2092/91). Inoltre, solo i prodotti biologici garantiscono l'assenza di Ogm (ingredienti geneticamente modificati).

Prediligere frutta e verdura. I cibi vegetariani, oltre a far bene alla salute (la letteratura scientifica internazionale e' concorde), costano meno economicamente e anche ecologicamente rispetto a quelli carnei. Per produrre un kg. di carne rossa occorrono dieci kg. di cereali e piu' di 1000 litri d'acqua, risorse che potrebbero essere distribuite diversamente, piuttosto che date in pasto ai bovini (per poi mangiarceli).

In alcuni supermarket (p.es., Esselunga, che ha anche il record di distribuzione del bio) cominciano anche ad apparire i prodotti "altromercato". Tra i molti, sono squisiti il cacao Bio El Ceibo e il delizioso zucchero di canna grezzo Dulcita, dal retrogusto mielato, con meno calorie di quello raffinato e un assai maggiore apporto di fibre, che ne limitano l'assorbimento, facilitano la digestione, insomma fa piu' bene.

Un po' meno surgelati! Seppure ottimi dal punto di vista igienico e, oggi, grazie alla tecnica dell'IQF (Individually Quick Frozen, quella dei "Quattro salti in padella" che surgela istantaneamente piccoli tocchetti dell'alimento) anche buonissimi di sapore, un loro uso troppo frequente ci disabitua alla cucina quieta e tradizionale. Soprattutto, secondo il Wüppertal Institute hanno un costo energetico 2,5 volte maggiore del similare alimento fresco (la surgelazione, il trasporto e lo stoccaggio sottozero consumano molta energia).

RICETTE E IDEE SFIZIOSE. Sono passati i tempi in cui per cibo "salutista" si pensava a chicchi di legumi crudi, semini macrobiotici, germogli e miglio per uccellini. Oggi si scopre che la cucina salutare e' anche buona, piu' saporita di quella tradizionale, e anche piu' sfiziosa. Per esempio, impegnarsi nella preparazione di una cena vegetariana con gli amici e' un'occasione per mettersi alla prova ai fornelli. Pate' di verdure, primi piatti, spiedini e contorni, tutto senza carne ne' pesce. Le polpette si possono fare con le melanzane. E in Svizzera si vende al supermercato il "quorn" in cotolette e crocchette, un fungo delizioso.

Nelle botteghe del commercio equo si trovano riso ecuadoriano, minestroni esotici ma anche spaghetti e rigatoni.

Piantine aromatiche: i controlli ufficiali dicono che basilico e prezzemolo sono tra i vegetali in commercio quelli in cui piu' frequentemente si riscontrano residui di pesticidi oltre la soglia di legge. Meglio coltivarsele sul proprio balcone di casa. C'e' un libro che spiega come farlo al meglio, (non e' ancora uscito: Vanna Ugolini - Il ritorno della mela cotogna. Vecchie piante con nuovi semi; il biologico sul balcone, il biologico fai da te. Ed. StampaAlternativa). E, dopo il pasto, una bella tisana degli indios Guarani'.

L'assunto fondamentale, la regola di base, sia sempre: "Il cibo dev'essere buono. Buono, pero', non solo per la gola, e le papille gustative. Dev'essere leggero, buono anche con lo stomaco. Deve essere buono per l'ambiente in cui e' stato prodotto, senza diserbanti e pesticidi inquinanti. Buono con gli animali che ce lo donano, che non devono essere maltrattati negli spaventosi allevamenti-lager, non fatti soffrire in strette gabbie, non gonfiati e tenuti su con gli antibiotici, non trasportati in estenuanti viaggi di giorni e giorni in carri bestiame: una gallina felice e ruspante fa un uovo migliore. Infine, dev'essere buono e redditizio per il contadino o il lavoratore che lo coltiva e lo raccoglie per noi: deve trarne di che vivere degnamente, in qualunque parte del mondo lavori".

SHOPPING ... MUSICA! Anche nel negozio di dischi si puo' fare una scelta... 'intonata' allo stile di vita ecologico.

La musica new age aiuta la concentrazione e il riequilibrio delle proprie energie interiori.

Il genere ambient, che puo' farsi risalire a Satie (ricordate l'inobliabile Gymnopedie?), e' il piu' indicato: una perla, l'album The pearl (di Harold Budd e Brian Eno, due maestri; EG-Virgin, 1984).

Non e' "ambient" ma ambientalista il compositore Philip Glass che da vent'anni traduce in sognanti colonne sonore i temi ecologici dei film Godfrey Reggio (da Koyaanisqatsi, Island 1993, a Anima mundi, Time Warner, film del Wwf del 1992).

L'intero catalogo dell'etichetta ECM trabocca di tesori: tra tutti, Keith Jarrett, Ryuichi Sakamoto (autore, con David Sylvian, della melodia di "Forbidden Colors") e Jan Garbarek (di quest'ultimo, splendido il raro Visible World, 1996: in cui risuonano antichi canti sciamanici ed etnici).

A proposito, molti musicisti oggi traggono ispirazione da canti antichi e tradizionali d'ogni parte del globo: Peter Gabriel ha addiritttura fondato una casa discografica, la Realworld, con lo scopo di raccogliere e pubblicare melodie, suoni e voci provenienti da ogni angolo del mondo. E poi, Oliver Shanti & Friends, Sacred Spirits, e il gruppo dei Deep Forest la cui canzone di maggior successo (1992, "Sweet lullaby") e' il riarrangiamento di una ninna nanna dei Pigmei.

LIBRI. Cosa c'entrano gli hamburger con la "cultura dell'autostrada"? C'e' un nesso tra carne e aggressivita'? Fino a quando le risorse naturali basteranno per una popolazione di bovini in costante crescita? Con vivacita' e correttezza, un grande divulgatore americano, Jeremy Rifkin, presidente della Foundation of Economic Trends di Washington, inanella ricerche mediche, studi economici, argomenti etici ed ecologici a favore di un costume alimentare piu' equilibrato. E sano. Jeremy Rifkin, Ecocidio, Mondadori, Milano 2001 (35.000 lire).

Bove', coraggioso contadino francese capofila della lotta all'invadenza delle multinazionali, si racconta in questo libro-intervista. "Agricoltori contro la globalizzazione alimentare", e' il sottotitolo: ci sono paragrafi su "mucca pazza", sulla cattiva alimentazione, e qualche cenno sui processi in cui i due autori sono coinvolti: - Jose' Bove'-Francois Dufour, Il mondo non e' in vendita, Feltrinelli, Milano 2000 (12.000 lire).

Infine, ci sia consentito, Stefano Carnazzi (e Stefano Apuzzo), Quattro sberle in padella, StampaAlternativa, Roma 2000 (15mila lire) - Libro pionieristico sull'argomento della difesa dall'inquinamento alimentare, diviso come un abbecedario in pratici capitoletti, dall'A di "acque minerali" alla Z di "zucchero". Tra l'altro, alcuni "esempi di globalizzazione": il cioccolato transgenico autorizzato dall'Ue, la qualita' del cibo dei fast-food... infine, una miriade di consigli pratici su come stemperare i rischi.

Stefano Carnazzi

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